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Fantasia al potere

Meno snobismo, più fantasia. Il mondo del loisir risponde alla crisi economica, ricominciando a puntare su emozioni e curiosità più che su esibizionismo e vanagloria.

Ne sa qualcosa la cucina, che diventa il luogo votato all’inventiva, per eccellenza. Gli esempi non mancano, a partire dalla pizza alla cannabis sativa, per proseguire con la gang bang di wurstel, la trattoria che usa il baratto come forma di pagamento, il pub che cucina con il ferro da stiro e le cofane di pasta con valenza socializzante. Tutti simboli di una nuova era, tutti da raccontare.

Locale immerso nella pietra viva, ma di arredo assai basico, Il Patriarca di Bitonto (BA) sale alla ribalta per una pizza sfiziosa e fantasiosa, a cura di Alessandro Pastoressa. Che, incentivato dal titolare Emanuele Natalizio e spinto dal maestro pizzaiolo Luigi Stamerra, ha inserito nel menù l’Energy Pizza, creata con un impasto a base di cannabis sativa, alias canapa. La cannabis sativa è ben diversa dalla cannabis indiana, ma alcune sostanze stupefacenti sono presenti anche in essa, pur se in percentuali minori. Chi l’avrebbe detto che, oltre all’impossibile, già noto, ci saremmo potuti fumare anche una pizza?

Spesso e volentieri, tante iniziative e tanta musica live non bastano per conquistare e fidelizzare la clientela. Ne sa qualcosa la Tana del Luppolo di Cavi di Lavagna (GE), un pub/birreria dai toni aranciati, che ha dimostrato di sapere come fare a rimanere ben salda nella testa del pubblico. Con una serata imperniata su una bella Gang Bang di wurstel, per esempio. In cui, l’esemplare monstre (33cm x 450gr), si chiama Rocco

L’è Maiala! è il nome della trattoria fiorentina che, in tempi di crisi, accetta il baratto come forma di pagamento! Previo accordo preventivo, ovvio. La decisione su cosa, quanto e come barattare in cambio di una cena avviene prevalentemente al momento della prenotazione, ma c’è spazio per mercanteggiare anche pre e post pasto, in loco. Piatti tipici della tradizione e girarrosto per un verso, grande attenzione a beni di scambio, quali primizie dell’orto, antiquariato e design, per l’altro. In cabina di regia, lo staff di Stranomondo.

No. Au è il suono onomatopeico della dizione inglese know out o l’acronimo di Naturale, Organico, Alimento, Umano? In fondo, non importa tanto, perché lo spazio romano, voluto da Gabriele Bonci e Teo Musso, al posto del Societè Lutece ha ben altri argomenti per fare parlare di sé. A partire dal fatto che si utilizza il ferro da stiro per stirare le seppie e le alici prima di cucinarle

Una vecchia filanda viene ristrutturata e modernizzata a dovere (il nome scelto è One Off) dalla famiglia Penati che, in quel di Viganò Brianza (LC), dimostra di voler puntare sul pubblico giovane, promuovendo gli aperitivi qualitativi e lanciando la cofana socializzante. Trattasi di marmittona di pasta (penne rigate con salmone e zucchine, fusilli all’amatriciana o gnocchi di patate alla piemontese) per 5, 10 o 24 persone (rispettivamente, 1/2, 1 e 3 kg), da cui attingere all together, per la gioia delle comitive di amici.

Ma le fantasie non finiscono certo qua, perchè sono pronte a tirare in ballo spiaggia, ma anche giardini, parchi e terrazze. Che sono le location ideali per le grigliate estive. Ma che non sono più le stesse da quando Jordi Herrera del Manairò di Barcellona ha sostituito il barbecue con una geniale griglia da fachiro! Trattasi di piastra con tanti, lunghi e grossi chiodi, su cui infilzare salcicce, bistecche, orate e spigole, da lasciare ben sollevate e circondare di erbe e spezie. E la cottura? Beh, quella è lasciata alla fiamma ossidrica, a cura di un saldatore provetto…

Poi, ci sono le portate che escono dalle stampanti. Homaro Cantu, chef del ristorante Moto di Chicago, già da anni elabora piatti reali e pietanze virtuali, prodotte con una stampante Canon i520 inkjet, usando inchiostri commestibili, da lui inventati, su fogli di germogli di soia e farina di mais. Sviluppando l’idea, senza giocare troppo sulla portata effettiva, il menù potrebbe venire ad acquisire una fortissima valenza subliminale: per esempio, se la carta consegnata alla clientela dal cameriere profumasse di filetto alla Voronoff, figuriamoci le aspettative per il piatto vero e proprio. Che, da ricetta basica, legata al secolo scorso, potrebbe rinascere a nuova vita.

Quella nuova vita che si potrebbe dischiudere davanti agli occhi degli innovativi corsi di eno-yoga lanciati negli Stati Uniti. L’idea nasce dal fatto che cibo e vino possano essere gustati nel migliore dei modi solo quando si è in uno stato mentale particolare, facilitato dallo yoga. Niente di strano, quindi, che al Bliss Flow Yoga & Wellness Center di Madison, nel Wisconsin, si faccia bere un bicchiere di vino, possibilmente biodinamico, dopo una lezione ad hoc: solo allora, la mente è così calma ed i sensi così in sintonia con il corpo che profumi e sapori possono regalare il vero piacere. Indubbiamente, si tratta di una pratica destinata ad ottenere, dalle nostre parti, un sicuro successo.

Quel successo che già riscuote, da qualche anno, l’iniziativa Adotta uno Speck, proposta dal Salumificio Casa Largher di Cembra (TN). Funziona così: ogni anno, a luglio, la famiglia Largher raccoglie le richieste di adozione, dando la possibilità ad ogni ogni genitore di acquistare uno speck, sulla fiducia. Ad agosto, nel salumificio, si scelgono le cosce, che poi vengono rifilate, salate, asciugate e affumicate. Verso fine ottobre, sono pronte per la stagionatura e quindi si provvede a chiamare i genitori, ai quali, a sorte, viene assegnato uno dei circa 40 pezzi prodotti. Gli speck vengono battezzati e identificati con un cartellino recante tanto il nome dei genitori quanto quello dello speck. La cerimonia prevede anche un piccolo Torggelen. Gli speck rimangono nella cantina di Casa Largher fino a luglio dell’anno successivo, quando i genitori tornano finalmente a prendersi i cuccioli, ormai ben stagionati.

In cucina, spopolano anche due servizi di animazione gastronomica at home. Uno a Milano, Lo Gnocco in cucina ed uno a Roma, Fico a domicilio. In entrambi i casi, cuochi particolarmente belli arrivano nelle case completi di spesa e di abbigliamento in grado di esaltare i rispettivi fisici. Le donne dimostrano di apprezzare, al punto che gli extra sono sempre dietro l’angolo. Per contro, ma non è esattamente la stessa cosa, Maria Sharapova ha lanciato una sua marca di caramelle, Sugarpova. Per promozionare la quale è arrivata al punto di firmare una telecamera, post vittoria di match in un torneo, non con il suo nome, ma con quello del suo nuovo brand dolciario.

In quanto a dolci, a parte la ragazza-candito utilizzata per promozionare il Prestige Hip Hop Privè dell’Altromondo Studios di Rimini, sale prepotentemente alla ribalta il Cronut, ideato e brevettato da Dominique Ansel, chef pasticcere dell’omonima bakery newyorkese di Soho. Metà croissant e metà donut, viene prodotto in soli 250 pezzi al giorno, al punto tale da costringere gli appassionati a mettersi in fila alle 06.00 del mattino, per strapparne uno. Del resto, una persona ne può comprare soltanto tre alla settimana… Alla base di tanto successo, c’è anche un’effettiva difficoltà: occorre impastare un croissant e friggerlo come un donut, magari in olio di vinaccioli… Sempre dolci, in versione decisamente chic, per la nuova proposta di Giorgio Armani, che presenta una pralina decisa a rendere omaggio all’antica tradizione del Ramadam, il digiuno del calendario Musulmano. Rigorosamente priva di derivati alcolici, la chicca golosa ha un guscio di cioccolato al latte con ripieno di frutta fresca e miele, cui si aggiunge una decorazione di zucchero verde smeraldo. Il packaging interpreta tratti e cromatismi dell’arte islamica.

La segnalazione finale punta a chiudere in bellezza, in totale sintonia con il titolo di questo articolo. E con cos’altro di meglio si può chiudere un pezzo denominato Fantasia al Potere se non con il nuovo vino di Massimo D’Alema? Si chiama Sfide ed è un Cabernet Franc in purezza, prodotto in 3.000 bottiglie e proveniente dai vigneti de La Madeleine, tenuta umbra che l’ex presidente del Consiglio e più recentemente del Copasir ha comprato nel 2009. Va detto, altresì, che la produzione non si fermerà a questa sola etichetta, perchè arriverà anche il top aziendale, NarnOt, un taglio bordolese, il cui nome è una crasi tra Narni e Otricoli, località tra le quali si trova la cantina del politico pugliese. La terza etichetta sarà il brut Nerosé, una bollicina a base di Pinot Nero. L’azienda dalemiana, i cui vigneti sono un impianto sperimentale, agronomicamente gestito in collaborazione con l’Università di Perugia, fa parte del progetto enologico Wine Research Team, voluto dall’enologo Riccardo Cotarella che, a capo di un équipe scientifica dell’Università della Tuscia di Viterbo, punta a produrre vini di alta qualità, senza solforosa e durevoli nel tempo.





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