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Golf revolution

Non di solo sport possono vivere i circoli del Terzo Millennio che, da mondi a sé stanti, sono costretti ad aprire all’esterno, per cercare nuova linfa vitale. In aiuto, arrivano gossip, dance party e…

Ricordate lo stabilimento balneare da frequentare solo e soltanto per crogiolarsi al sole, fare il bagno e rilassarsi sulla sedia a sdraio? Dimenticatevelo. Adesso, lo stazionamento on the beach prevede mercatini etnici, reading poetici, palestra, aperitivi musicali, biblioteche, vasche per idromassaggio, gioco del golf sulla sabbia e balli notturni con lettini utilizzati come cubi da discoteca. Basta questo solo esempio per spiegare quanto il mondo del loisir stia cambiando, tanto nelle strutture quanto nelle aspettative della gente. Ovvio, quindi, che una rivoluzione di siffatta portata, iniziata quindici anni fa, fosse destinata a modificare, anzi a sconvolgere il fin troppo tranquillo tran tran del microcosmo golfistico. Il cui processo evolutivo prende le mosse, con la consueta calma olimpica, nel 2007. Quando, nella mia annuale Guida al Piacere e al Divertimento, testimoniai la lenta avanzata ed il clamoroso successo dei ristoranti con vista sul green. Che si apprestavano a rubare spazio e attenzioni ai locali dotati di vedute panoramiche su mare, lago e monti.


Cà Daffan di Arzignano
(VI), Tavernetta al Castello di Capriva del Friuli (GO) e Spaccasassi di Sirolo (AN) si rivelarono gli apripista di un nuovo trend, al pari del Riviera Golf Resort di San Giovanni in Marignano (RN), prima struttura a credere contemporaneamente in ristorante, spa, design modernista e party danzanti al chiar di luna. Grazie ai magnifici 4, il grande pubblico poté esaudire la sempiterna voglia di varcare la soglia e godersi appieno, anche se per poche ore, l’innegabile fascino di strutture da sempre riservate a pochi eletti. Nonostante le avvisaglie fossero ottime e l’exploit mediatico del 19a Buca (ristorante sotterraneo, che consente di puttare in un’antica cisterna d’acqua) di Matera, l’apertura dei campi da golf al mondo non è però proseguita nella maniera rapida ed efficace che sarebbe stato lecito attendersi. Molte, troppe sono state le strutture che hanno pensato bene di rimanere chiuse in sé stesse, senza adeguarsi al fluire non solo delle mode, ma anche degli usi e consumi della società moderna. Nemmeno a farlo apposta, sono proprio quelle le strutture che, al momento, più stanno pagando in termine di arretratezza, scarso appeal e totale impreparazione dinanzi alla crisi economica. A tenere botta ed a navigare a vele spiegate sono i circoli dotati di club house open source, in grado di riprendere le fila di un trend avviato oltre un lustro fa.


Le feste del Cà della Nave di Martellago (VE) e gli eventi del Villa Airoldi di Palermo ne sono un esempio, ma un ulteriore segnale positivo arriva dal fatto che una vecchia volpe delle piste da ballo, quel Puccio Gallo che diede vita allo storico Sesto Senso di Desenzano, abbia scelto il Borgo Machetto Golf Country Club, anch’esso di Desenzano (BS), per ospitare la sua ridiscesa in campo con il progetto Dolce Vita, one night del venerdì notte. Non di soli dj può vivere una club house, però. Sarebbe sbagliato pensarlo, perché ogni circolo ha la propria storia, posizione, configurazione ed attitudine.

Del resto, tante sono le carte da giocare per entrare davvero nel Terzo Millennio: le filosofie vitali, gli appuntamenti seriali, le manifestazioni e gli eventi da privilegiare vanno scelti a seconda di precise strategie societarie. Che possono tener conto di pubblico, sponsor e media in proporzioni differenti, a seconda delle varie esigenze. Perché c’è tutto un mondo intorno al golf giocato, a partire dagli alligatori che entrano in campo e dal gossip che si è venuto a creare intorno a coppie quali Tiger Woods/Lindsey Vonn e Rory McIlroy/Caroline Wozniacki!






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