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Dal gusto Puffo
all’Ice-Bau

L’evoluzione del gelato dagli Anni ‘80 ai giorni nostri: parola d’ordine, Trashic!

C’erano, una volta, il Nembo Gel della Toseroni e il Mazinga di Motta, ma il primo gelato artigianale nato per fare spettacolo fu senza dubbio il gusto Puffo. Non aveva un sapore ben preciso, perché era semplicemente un colore, anzi la rappresentazione edibile di un cartone animato di successo, sbarcato in Italia nel 1981… Era la prima declinazione di quell’Ice-Show che si sarebbe sviluppato nel tempo, tanto nella versione più popolare ed immediata quanto in quella più legata alle eccellenze gastronomico-qualitative. Ovvio, quindi, che la genesi del gelato moderno debba trovare le sue radici proprio negli Anni ‘80 che, nemmeno a farlo apposta, si rivelano attualmente sulla cresta dell’onda anche quanto a musica, cinema, design e… paninari. Detto ciò, chiaro è che la vera storia del gelato e delle gelaterie si debba giocoforza dipanare fra trash e chic (dal cui incrocio, nasce il neologismo trashic), passando attraverso la crema di tarassaco, pianta a fiore comunemente detta dente di leone o, meglio, piscialetto. Gusto dalle proprietà diuretiche assicurate, proposto da Arminio Largaiolli presso Roby di Malè (TN). Attraverso il Gelato al Cioccolato di Pupo che, un po’ dolce un po’ salato, da il la non solo alla creazione del gusto Formaggio con le pere (da Mirtilla, a Milano), ma anche al Gelato al Parmigiano: e chi glielo dice, adesso, a Ferran Adriàz che la sua creazione è figlia dell’interprete di Su di Noi? Per di più, l’esame degli ultimi trentadue anni fa notare come il look delle gelaterie sia passato dalla plastica colorata ai muri scrostati ad arte, senza dimenticare la nascita dell’agrigelateria in salsa bio. Dal gusto Risotto alla pescatora del mitico Matteo di Lancusi (SA) e dalla Crema all’uovo cotta a bagnomaria (by Peppo di Rovello Porro-CO) si passa alle coppe di gelato al mais grigliato o al caramello aromatizzato al sigaro.

Dalla crema di radicchio proposta da Enzo Bigazzi di Treviso al gusto alla patata rilanciato dalla Gelateria Veneta di Forte dei Marmi (LU), utilizzando una ricetta segreta risalente alla Prima Guerra Mondiale, quando i maestri gelatieri non avevano altro modo per dare un tocco esotico al proprio lavoro. Dal gelato allo squaccquerone del Bar Dante di Milano Marittima (RA) alla bruschetta spalmata di caponata gelato, a cura del toscano Alessandro Malotti. Dalle gare per il miglior gelato al pistacchio ai Campionati Internazionali di Gelato all’azoto liquido. Dalle decorazioni con le ciliegine alla frutta scolpita, resa arte da Beppo Tonon nella sua Cà Lozzio di Oderzo (TV). Dal sorbetto al Roero Arneis sviluppato da Strumia, in quel di Sommariva del Bosco (CN), al gelato per i migliori amici dell’uomo, i cani. Fino all’individuazione delle prossime ispirazioni future (il design soppianterà food e beverage) ed alla scelta del gusto per l’anno 2013, proposto dal Comitato Nazionale per la Difesa e la Diffusione del Gelato Artigianale e di Produzione Propria, che ha optato per Fichissimo, una preparazione golosa a base di fico moro e noci. Manco a dirlo, I Fichissimi c’erano già, quantomeno sotto forma di film del 1981, con Diego Abatantuono, Gerry Calà e Jimmy il Fenomeno. Maledetti Anni ’80, avevano già previsto tutto…





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