logo

Io Rinascerò

Strano ma vero, fu Riccardo Cocciante, in tempi non sospetti, ben ventitre anni fa, a gridare con voce roca e appassionata quello che può essere a buona ragione considerato l’imperativo del Terzo Millennio e...

...che noi abbiamo innalzato al rango di titolo del nostro articolo, tanto per non correre rischi d’incomprensione. Imperativo da non rapportare tanto allo scontato “cervo a primavera” quanto al più criptico giro vocale “senza paura di cadere, intento solo a volteggiare, come un eterno migratore...”. Che rimanda alla necessità di rinnovarsi, trasformarsi e rinascere con frequenza quantomeno semestrale, senza troppe remore, perché chi si ferma è perduto, letteralmente. Sono perdute le coppie, quando non sanno tener vivi i rapporti con guizzi fantasiosi; sono perduti i club, quando non adeguano look e formula vitale al fluire dei trend; sono perdute le singole persone, quando si lasciano andare sia mentalmente sia fisicamente; sono perdute le linee di abbigliamento, quando dimostrano di viaggiare più lentamente della moda di strada e sono perduti perfino i materiali, quando non riescono a trovare il modo di modificare le loro proprietà fisiche… Eh già, perché i Materiali Mutanti sono divenuti realtà. Dopo una mitica mostra del Moma (Museum of Modern Art) di New Yor, intitolata "Mutant material in contemporary design", nulla è più stato come prima. Come ben spiegava la curatrice Paola Antonelli, “oggigiorno, le nuove tecnologie permettono di estendere e modificare le proprietà fisiche e le potenzialità dei materiali”: le plastiche possono diventare trasparenti come il vetro, le ceramiche dure come l'acciaio e il legno morbido come un cuscino. Dopo anni di teorie basate sul rispetto delle qualità dei materiali, esplode imperiosa la voglia di dotare i materiali esistenti di qualità e proprietà inedite.

E non solo, perché si fa strada anche il piacere del nuovo a prescindere, meglio se rispondente ad esigenze prefissate. Così, se da una parte salgono alla ribalta sedie come la Light Light, ideata da Alberto Meda e prodotta da Alias in una fibra di carbonio, che pesa meno di un sacchetto di pomodori, dall'altra fa scalpore la carrozzeria in segatura compressa del televisore Jim Nature, distribuito da Saba. Del resto, top designer quali Ron Arad, Philippe Starck e Gaetano Pesce, si dimostrano pronti a tutto pur di strappare nuove forme alla schiuma di ceramica, alle vetroresine, a polimeri e poliuretani. E che dire di Stephen Peart e Brad Bissell, capaci di stupire il mondo ideando, per conto della O'Neill, una muta subacquea in neoprene? In America, dove questa moda é stata subito assorbita, i materiali mutanti hanno già la loro tribù di seguaci. Il loro punto di riferimento è inizialmente stato Moss, un negozio di Soho (150 Greene street), a New York, dove si potevano trovare tavolini di ferro e resina di poliuretano, divani in maglie di acciaio e perfino coloratissimi bicchieri che, disegnati da Laura Handler, risultano realizzati in resina acrilica, pur sembrando di vetro. Grande successo anche per i materiali riciclati, Madeiron in primis: trattasi di un surrogato del legno, fatto di gusci di mandorla tritati, resina ed altri materiali lignocellulosici chiamati a dar vita ad un composto che, oltre ad utilizzare tonnellate di gusci di mandorle, altrimenti da buttare, viene trattato in modo da acquisire resistenza al calore. Ragion per cui, come tutti i materiali termoplastici, ha il pregio di poter essere stampato ad iniezione. Chiunque abbia qualche dubbio in merito, può sempre verificare con i propri occhi l'ottimo risultato ottenuto da Alberto Lievore con la sedia Rothko, prodotta da Indartu.


Il passo successivo? La corsa ai materiali dotati di memoria. E non crediate che sia una boutade, perché la schiuma di poliuretano utilizzata negli scarponi da sci ha già il pregio di ricordare, adattandosi alla perfezione, la pianta dei piedi del proprietario, mentre quella proiettata sulle poltrone è in grado di trasmettere alle sue fibre la forma della schiena del padrone di casa. Diabolici mutanti, il Quarto Millennio è a portata di mano! Quanto ai locali pubblici, la mutazione selvaggia ha una formula vincente dal nome eloquente, Riconversione Industriale. Vasche sotterranee per il formaggio fuso trasformate in alvei ideali per scenografici alberi da frutta. Banconi da macelleria, bilance pesa carne e celle frigorifere utilizzate per dar vita a zone relax. Turbine antidiluviane riproposte come fondali di discoteche. Magazzini di rimessaggio treni dotati di impianti suono e luce altamente sofisticati. E vecchie prigioni di ottocenteschi cospiratori liberali quali Ciro Menotti, proposte sotto forma di risto-disco ad alta valenza dance, parlano chiaro. Parlano di locali che abbandonano i centri storici e gli anonimi palazzi in cui allignarono negli anni 70 /80, per prendere possesso di sovradimensionati complessi, resi inutili dall'avvento di tecnologie di Terza Generazione.

Locali che seguono il raptus modaiolo di Marco Glaviano, pronto a sventrare, ristrutturare ed attrezzare una delle storiche banchine di Chelsea, per dar vita a Pier 59, lo studio fotografico più spettacolare e movimentato del mondo, con i suoi 4.500 mq e la magica vista su Manhattan. Ma, soprattutto, locali che soddisfano appieno quella voglia di spettacolarità, oggigiorno tanto agognata. Eh sì, perché se oltralpe un vecchio palazzo della borsa, un deposito di gas, una fattoria e perfino un bunker della Seconda Guerra Mondiale sono stati trasformati in altrettante discoteche, non si può certo dire che l'Italia si sia fatta cogliere impreparata. Caseifici, magazzini, opifici e stazioni ferroviarie hanno via via iniziato ad abbandonare la loro destinazione iniziale per assumere i connotati di locali notturni. Prova ne siano, ad esempio, Shanghai Cafè-Milano, Baluardo della Cittadella-Modena, Nuclè-Altamura (BA) e Aqvaliri-Isola del Liri (FR). Ma le mutazioni non finiscono qua, anzi. Vieppiù, se si considera che l’ultima vera icona del cambiamento perenne non è ancora stata tirata in ballo, ma c’è e balla con noi: è la formula del “Guerrilla Shop e/o Club”.


Tanto per parlare chiaro, negozi e/o locali che aprono per un periodo di tempo predeterminato (da uno a sei mesi) salvo poi chiudere e, magari, riaprire altrove. Tipo l’Hotel Ballymun di Dublino, ricavato da un grattacielo in attesa di demolizione, l’888 di Londra, location ove la griffe Comme des Garcons (cui, nel 2004, si deve la nascita del concetto: complimenti sinceri a Rei Kawakubo ed anche al marito Adrian Joffe) ha sviluppato la promozione del suo nuovo, omonimo profumo, prima della reale uscita sul mercato e Les Voutes de le Frigo di Parigi, sede d’imprevedibili mostre di pittura e fotografia: non si sa mai né quando iniziano né quando finiscono! Poi, dovremmo prendere in considerazione i ciclici tormentoni di moda (vita alta-vita bassa, minigonna-maxigonna, ballerina-tacco12), beauty (colori caldi-freddi, eyeliner sì-no, labbra fluo-naturali) e salute (dieta a zona-mediterranea, massaggio by stone-wine, doccia calda-fredda), ma lo spazio è tiranno e non ci permette di andare oltre, ragion per cui terminiamo consigliando di resettare il proprio cervello, dotandolo di uno scatto in più, quantomeno ogni semestre: solo così facendo avrete una vaga possibilità di riuscire a cavalcare le mode. Uomini avvisati…





Created by Roberto Piccinelli  |  Powered by dabit.net  |  Info e Legal