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Mosca: dai Soviet alla Dolce Vita

Come prendere i simboli della vecchia URSS e trasformare una città nell’emblema...

...della Russia del futuro. Tanto di nuovo all’ombra del Cremlino… Lo sprint futuribile parte con Darya Zhukova, fidanzata del magnate Roman Abramovich, decisa a trasformare il vecchio deposito di autobus Bakhmetevsky (realizzato dal famoso architetto costruttivista Konstantin Melnikov negli Anni Venti) nella galleria d’arte più trendy della Russia, Garage.

Certo, il progetto è cresciuto al punto tale che Garage si è dovuto trasferire all’interno di Gorky Park, ma il dado era tratto. Innanzi tutto, il famoso parco di divertimenti, inaugurato nel 1928, si è riciclato come nuovo centro di ritrovo estivo e invernale. Nei suoi 300 acri, che si estendono in buona parte lungo la Moscova, si pattina, si va in barca, si balla e si frequentano locali come l’Ostrovok, proprio sul laghetto e il Khachapuri Street, a base di cucina georgiana. Il tutto, senza nulla togliere a quello che è diventato il vero simbolo del nuovo, del passaggio dai poster propagandistici al centro di gravità permanente, in salsa cool, Krasnij Oktyabr, alias la vecchia fabbrica di cioccolato Ottobre Rosso. Era stata creata nel 1867 da un commerciante tedesco, Theodore Ferdinand von Einem, salvo poi essere espropriata dopo la Rivoluzione d'Ottobre.

Da qualche anno la produzione è stata spostata fuori dal centro cittadino e così l’area di Yakimanka è diventata la base per decine di bar, gallerie d’arte, scuole di fotografia. Dal boutique hotel Krasnaya Zarya in poi, la movida prevede una marea di strutture, una attaccata all’altra. L’istituto di design e architettura Strelka, con bar e ristorante annesso, l’Accademia d’arte, il ristorante Mao, il bar Rolling Stone, la scuola di boxe, il Progressive Daddy e il cinema Dome, il centro di fotografia Fratelli Lumiere, le gallerie Russkaya Ulitsa e Igor Kormyshev, lo studio di yoga Narayana, il ritrovo per internettiani, Café Blogstan e la discoteca Rai, che in italiano suona come Paradiso, ora diventata Icon Club

La riconversione industriale ed il trait d’union fra passato e futuro proseguono con il Club Krysha Mira (Fish e Spy.Der sono gli amatissimi dj resident di una discoteca familiarmente chiamata “tetto del mondo”), assiso in cima alla vecchia fabbrica di birra Badayev, sita a ridosso del lungofiume Taras Shevchenko, proprio dietro l’Hotel Ukraina, uno dei sette grattacieli staliniani, recentemente restaurato e annesso alla catena Radisson.


Poi c’è l’Arma 17, senz’altro il club più europeo di Mosca, ricavato nel capannone della vecchia fabbrica di lattine: dj en vogue quali Richie Hawtin, Marco Carola e Ricardo Villalobos vi si esibiscono frequentemente. E che dire di Winzavod, lo stabilimento dove si producevano milioni di ettolitri di vino? Tutti i sette edifici del grande complesso sono stati ristrutturati e dedicati all’arte, per un totale di oltre 20.000 mq.


Quattro delle più note gallerie d’arte contemporanea si sono trasferite in loco (XL, Aidan, M&J Guelman, Regina), mentre altre cinque hanno aperto ex novo: Proun, Atelier 2, ArtBerloga, Fotoloft Gallery, Gallery.photographer.ru. Azimut è un albergo ricavato in un'ex fabbrica tessile. Sul lungofiume è stato recuperato un vecchio opificio che sfornava tessuti di lino. E Soho Rooms è un risto-disco nato da un setificio abbandonato, pur se reso elegante da stucchi sulle pareti, maxilampadario con cristalli Swarovski, che pende dal soffitto e la piscina sul tetto. Ma il bello è che Mosca non finisce mai di stupire, grazie alla musica live del FAQ-Café Creative Studio, nelle cui toilette proiettano cartoni animati, alla sala da pranzo del ristorante Sirena, che sfoggia un pavimento vetrato, sotto al quale sguazzano enormi storioni, ai party creativi del Solyanka ed ai giochi di luce del Simachev Bar.


Tutto d’un tratto, parole come perestrojka, glasnost e tovarish paiono assumere altri significati…





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