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Oltre la crisi

Dalle cinture di castità ai Lunch Disco, passando per i matrimoni, le piste da ballo ne sperimentano di ogni, pur di sbarcare il lunario. A pedalare sono anche biciclette, lavanderie e locali-immagine. I club privè, invece, vanno diritti al sodo…



E’ nata in Svezia e sta prendendo piede in tutto il mondo, la moda di passare la pausa pranzo in discoteca! Il primo Lunch Disco o Lunch Beat che dir si voglia è stato organizzato nel giugno 2010, nel garage dell’azienda in cui lavoravano, a Stoccolma, da sole 14 persone. Che si divertirono assai e decisero di ripetere l’esperienza, migliorandola ed ampliandola. L’idea di base, codificata da Molly Ränge, consta nel passare la pausa pranzo a ballare con gli amici ed a scaricare le tensioni accumulate, per poi tornare al lavoro di buon umore. Ad ospitare questo nuovo trend sono proprio le discoteche, che si ritrovano così ad aprire i battenti in orari ed in giorni della settimana che la crisi economica aveva reso impossibili. Le regole prevedono un dj set di 60 minuti, un pasto easy, il divieto di alcol e droghe, ma soprattutto l’obbligo di ballo. Altrimenti, si legge negli inviti, “andate a pranzare da un’altra parte”. I risultati parlano di divertimento, dimagrimento, relax e fuga dalla solita palestra… Ma le discoteche vanno oltre, trovando il modo di scherzare sulla crisi con l‘esibizione a bordo pista delle vecchie cinture di castità. Si è visto a Milano, nelle serate targate Guido D’Annunzio.


E che dire dell’ulteriore ampliamento del proprio raggio di azione con piste da ballo riconvertite in location per matrimoni? Accade, soprattutto con la bella stagione, all’Antica Corte by Matilda (via Brusati 75) di Travagliato (BS), a La Casa dei Gelsi (via Cavalieri di Vittorio Veneto 95) di Cusinati (VI) e presso La Sfinge sul Golfo (via Cala del Fico) di Manfredonia (FG). Visti i tempi che corrono, niente di meglio che fare di necessità virtù. Del resto, anche extra disco, ad ispirare i nuovi locali sono mezzi di locomozione basici come le biciclette e ad ospitarli sono le altrettanto vintage, lavanderie. Pavè (via Felice Casati 27) e Bici&Radici (via Nino d’Apulia 2) a Milano, ma anche CicloOfficina (via Gazometro 23) a Sassari illustrano a dovere il primo caso, mentre Lavanderie Ramone (via Berthollet 25) di Torino e Lavanderia. Ricircolo di Cervelli (via Cavalieri 16) di Rimini comprovano il secondo. Quanto ai locali-vetrina o agli show window di Piccinellesca memoria, quelli nati per vedere e farsi vedere, quelli che solitamente sono totalmente vetrati, beh, proprio quelli, per fronteggiare il rischio di farsi vedere miseramente vuoti, non perdono tempo nello sposare la filosofia Window Dressing, mutuata dai grandi magazzini. Le vetrine in allestimento vengono così riempite da figuranti che, remunerati con pasti e bevute, sono chiamati a sostituire i manichini…

Per finire, c’è un’altra tipologia di locali che dimostra di aver trovato il modo giusto per fronteggiare la crisi, i club privè come il Fermento (via Italia 2) di Lodi Vecchio. In un Momento di Tagli, non esitano ad affermare che, da loro, “più si taglia, più si gode”





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